Vedere, sapere, agire. Quando il terremoto ti mette in confusione

By on 26 agosto 2016

Ospitiamo una riflessione di Domenico Pisano sul terremoto che ha colpito il Centro Italia

“La generazione dei new media è nata per soffrire più di ogni altra generazione. Nell’insaputa generale ogni giorno siamo percossi da immagini e video di catastrofi e di vicende umane che mal si conciliano con il vivere sereno di un tempo ormai remoto. I nostri nonni non hanno mai conosciuto le storie di Annamaria Franzoni, dei vicini di Erba, di Amanda Knox di zio Felice, o i terremoti di quel ultimi anni che hanno distrutto città e sterminato intere famiglie. Poche erano anche le lettere giunte dal fronte, a dispetto delle immagini e dei video che oggi quotidianamente vediamo. I nostri nonni non soffrivano per la morte di un cane o un gatto come succede oggi. Così come molti di loro pur avendo perso più di un figlio non si perdevano d’animo. Noi soffriamo di più! Siamo pronti a piangere l’attore che non abbiamo mai conosciuto o sdegnarci perché il protagonista di una serie TV si comporta male.
Cos’è successo nelle nostre menti? Siamo diventati così premurosi e solidali, ma allo stesso tempo più impazienti e discriminanti. Ogni mussulmano diventa terrorista. Ogni uomo che dà una carezza ad un figlio può essere un pedofilo. Ogni sussulto, anche provocato dalla vibrazione di un camion che passa, in alcuni momenti può diventare un accenno di terremoto.
Diventa così difficile poter cercare una soluzione e dare un aiuto concreto? Bisogna vedere cosa è successo e, qui le immagini e i video dei Tg ci aiutano. Bisogna sapere le dinamiche. Qui invece ci impantaniamo in discussioni lunghe fatte nei salotti televisivi che non ci aiutano. Si inizia col parlare del terremoto per poi sentir dire che la colpa è della destra o della sinistra fino a quando non ci ritroviamo immersi nella pubblicità dell’assorbente fatta da uomini e ti vien da pensare che forse il problema da risolvere in primis è il futuro sociale di una nazione sempre più incomprensibile e attenta ai social e ai reality che hanno ben poco di reale.
Come possiamo agire in questo contesto? È la domanda che tutti ci poniamo. Mando il cibo? Ne hanno bisogno? Se lo mando darò una mano a loro o al distributore locale che dovrà riempire di nuovo lo scaffale? Passo all’atto pratico. Gli mando i soldi. Qui però ci guadagna la banca e non so se arriveranno a chi ne ha bisogno… però è anche vero che queste persone pur avendo perso tutto non sono povere. Molti hanno un lavoro, forse economicamente, in media, vivono in condizioni migliori delle nostre…. ecco allora che faccio? Ascolto chi dice che bisogna cacciare gli immigrati dagli hotel o me la devo prendere con gli hotel perché per loro conviene più l’immigrato da 35 euro che l’italiano terremotato? Troppe domande per poter agire subito. Aspettiamo la prossima catastrofe nell’attesa di poter chiedere allo Stato di risolvere il problema serio. L’abusivismo, le case non antisismiche, gli appalti truccati per gli edifici pubblici e le raccomandazioni varie che fanno lavorare geometri e architetti con lauree e diplomi comprati. Nel frattempo preghiamo e speriamo di cavarcela da buoni italiani. Nel frattempo ci sono bambini che muoiono tutti i giorni per fame e sete ma nessuno dice nulla perché le tante immagini viste le hanno rese situazioni normali di cui non bisogna più preoccuparsene.”

Domenico Pisano

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