Valle Caudina: Luigi Necco e la sua Cervinara

By on 13 marzo 2018

Cervinara. Tornava bambino Luigi, la notte di Natale. Prendeva posto tra le ultime file della navata dell’Abbazia di San Gennaro a Ferrari. Ascoltava la messa, pregava e guardava tutti negli occhi. Non passava inosservato perché Luigi Necco era un omone, ma sopratutto perché era un volto noto, notissimo di 90esimo minuto.
Era il giornalista che stava raccontando le gesta del Napoli di Maradona, prima era stato anche al Partenio, dove era stato gambizzato. Ed erano famosi i suoi scambi di battute con Franco Zuccalà da San Siro. Battute di fioretto, non di sciabola perché Luigi Necco aveva garbo ed eleganza innati.
Durante la seconda guerra mondiale, il giornalista, allora bambino, come tanti napoletani, era stato sfollato. La sua famiglia aveva scelto Cervinara ed era stata ospite dei Pisaniello. Non aveva dimenticato quel paese, quel borgo di Ferrari, anche quando era diventato un giornalista affermato.
Ne scherzava con un altro grande collega, Gianni Raviele, il cui papà era di Cervinara, ma era cresciuto a San Martino Valle Caudina. Così, per riappropriarsi dei ricordi dell’infanzia, la notte di Natale lasciava Napoli e si dirigeva nel nostro paese per partecipare alla santa messa. Rivedeva la gente del posto, incalzata dal trascorrere degli anni, ma sapeva scorgere quegli sguardi della sua infanzia. Se lo incontravi in giro e gli dicevi che eri di Cervinara, faceva sempre una gran festa .
E proprio a Cervinara Luigi Necco – mettendo un cappuccio in testa e interpretando il ruolo di un confratello [della Confraternita dell’Addolorata, che accompagnava i morti al cimitero] al funerale di un massaro – si guadagnò la sua prima lira. “Avevo nove anni – aveva raccontato, qualche anno fa, a Gabriele Bojano del Corriere del Mezzogiorno – la mia famiglia era sfollata a Cervinara dove si usava fare un corteo quando moriva una persona importante. Io e i miei compagni partecipammo a quel funerale e poi dopo, giù al cimitero lungo un torrente, ci togliemmo i cappucci e ricevemmo come compenso una lira per uno. Cosa ne feci? Avrò comprato caramelle e giornaletti”.
Luigi Necco è stato un grande giornalista sportivo, ma anche un formidabile divulgatore culturale. Era un grande esperto di archeologia. Un giornalista con la schiena dritta, un simpatico affabulatore.
A noi piace ricordarlo così, dritto in fondo alla navata. Siamo certi che da oggi sarà il nostro inviato speciale in Paradiso.

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