Valle Caudina: La Valle dei ciechi e lo Spirito Santo della politica

By on 28 ottobre 2018

di Luigi Mainolfi

La lettura  dell’articolo di Gianni Raviele “La memoria della mia terra” e dell’articolo “Valle Caudina: Il declino della politica” (settembre 2018) hanno provocato un turbinio di considerazioni e di ricordi. Sono tornato ventenne e mi sono visto Universitario, coinvolto nella Festa della Matricola e spettatore-alunno delle riunioni dei Consigli Comunali di Cervinara, per ascoltare gli interventi di bravi oratori. A Rotondi, non avevo questa possibilità. Poi, venne il periodo delle lotte sindacali delle tabacchine, pieno di spunti politico-culturali. Capii, che fare politica, non significa solo parlare, ma  bisogna contribuire a concretizzare idee, a favore del territorio. Erano tempi in cui gli irpini-caudini contavano nella politica provinciale. A San Martino e a Cervinara c’erano politici di primo piano. Piazza Trescine a Cervinara era come un teatro e attrasse attori importanti: Sullo, Amatucci, Nenni, Craxi, De Martino, Rossi-Doria, Andreotti, ecc. Diventò un centro di gravità politica.
Moltissimi giovani vennero attratti dalla politica, che non trascurava i problemi delle comunità. E’ interessante confrontare l’opacità della politica attuale con la vivacità di quella di allora. Intanto, non posso non ricordare che c’era una differenza tra il clima politico dei comuni sanniti e quello dei comuni irpini. Nei primi, non c’era vivacità, sembrava che il tempo si fosse fermato. Sotto il Taburno era  forte il partito liberale. Sotto il Partenio erano vivaci e forti la DC, il PCI e il PSI, i cui esponenti avevano ruoli importanti a livello provinciale.
Il cervinarese Pasquale Clemente, oltre ad essere Senatore, fu Presidente dell’Alto Calore. Un altro Clemente fu Presidente della Provincia. Fu un periodo fortunato per la Valle: i Tabacchifici, la Variante, i primi insediamenti industriali, i primi investimenti per lo sviluppo della montagna (Taburno, Santuario di M.SS della Stella, ecc.)
La vivacità politica provocò il nascere di Circoli Culturali, Gruppi Musicali e Teatrali. Infatti, furono costituite le Pro-Loro di San Martino, Cervinara e Rotondi. Quella di San Martino, grazie a Gianni Raviele, diventò punto di riferimento nazionale. Penso sia utile, ricordare l’impegno per la creazione di Cooperative agricole, in tutta la Valle.  A Cervinara, purtroppo, il tentativo di Federico De Bellis, Vito Casale e mio non ebbe successo, mentre  riuscì a Rotondi, con la Cooperativa “Valle Caudina” e a Bonea.
Agli inizi degli anni ’70, incominciò ad essere avvertita l’esigenza di unificare i comuni della Valle. Dei Comuni sanniti, il più sensibile fu  Bonea, seguito da Montesarchio, mentre Airola continuava ad apparire un Comune conservatore. Ci furono diversi, nei quali i fattori storici, di cui parla Raviele, avevano più importanza di quelli geografici. Creammo un gruppo di lavoro unitario per sensibilizzare i vallivi, affinché nascesse la Città Caudina. Coinvolgemmo Nicola Pagliara, professore presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Napoli. Nel 1975, organizzammo, nello storico Cinema Irpino, un Convegno, nel quale fu  illustrato il Progetto, a cui fece seguito un altro nel Cinema Oliva di Montesarchio. Si ebbe l’impressione di aver intrapresa la strada buona per marciare verso la Città Caudina. Purtroppo, gelosie professionali e politiche fecero abortire l’iniziativa. Sarebbe utile ripescare quel progetto.
La vivacità irpina fece mettere in cammino i Comuni sanniti. Infatti, incominciò a cambiare il clima politico a Paolisi, a Bonea e ad Airola. L’azione di Gianni Raviele, con la Pro Loco di San Martino, funse da lievito nel processo di crescita culturale della zona. Quasi tutti gli operatori politici dimostravano di essere convinti che un territorio, per avere sviluppo, deve valorizzare tutte le sue risorse, a partire da quelle gloriose della storia.
Ad un certo punto, però, iniziò un processo di essiccamento della politica. Le sezioni dei Partiti diventarono silenziose, il rinnovo dei Consigli Comunale non veniva preceduto da confronti tra proposte alternative e le energie valide sul territorio non trovavano le occasioni per dare il loro contributo. Dello sviluppo della Valle Caudina non se ne parlava più. Da quando non si parla della Comunità Montana? Del Parco del Partenio, chi ha dimostrato interesse?  Vedendo le cose di cui si parla e considerando le cose di cui non si parla, possiamo affermare che la moneta cattiva ha scacciato quella buona. D’altra parte, la degenerazione politica nazionale e il concepire la politica come uno strumento per assicurarsi una tranquillità economica, non potevano non avere conseguenze negative sulle periferie. Quanto richiesto da Gianni Raviele doveva essere considerato come una boccata di ossigeno per il corpo politico. Gli amministratori avrebbero dovuto ringraziarlo. Invece, niente. Per me non è stata una sorpresa. Da quanti anni non ci si confronta sullo sviluppo della Valle? Chi prende a cuore la salute dei cittadini, nel mentre una fabbrica sta facendo aumentare l’inquinamento e gli ammalati di tumore?  Chi si impegna per neutralizzare il diluvio della droga e della corruzione? Chi fa qualcosa per evitare che l’Appia diventi come la Domiziana?  La qualità della politica si misura anche dal ridicolo di cui si stanno coprendo gli amministratori caudini, i quali hanno fatto passare un’associazione, nata per cercare incarichi, come “‘O criscito” della Città Caudina? Speriamo, che scenda lo Spirito Santo della Politica.

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