Valle Caudina: Con la preghiera e il silenzio ho superato una possessione demoniaca

Redazione
Valle Caudina: Con la preghiera e il silenzio ho superato una possessione demoniaca

Ci sono state settimane di scambi di email. Prima anonimi, poi con nomi e cognomi. Infine, un incontro avvenuto la scorsa settimana nella sede del nostro giornale. E’ ciò che c’è alla base di questa intervista che abbiamo deciso di pubblicare. Chi l’ha rilasciata è una persona vera e noi consideriamo in buona fede le sue dichiarazioni. Di più, il giornalista non può fare: anche perché quando si parla di sovrannaturale è sempre difficile trovare prove oggettive. Non ci è restato, dunque, che prendere un racconto e pubblicarlo. L’interlocutrice è una signora caudina che ha da poco superato i cinquant’anni. Appartiene alla borghesia “buona” della Valle e può contare su un lavoro di una certa importanza. Se ci trovassimo nelle categorie del Novecento, la potremmo sicuramente considerare una della “upper class” locale con un marito che ricopre ruoli di alta notorietà. Ci scrisse la prima volta all’indomani della pubblicazione della nostra inchiesta sui presunti casi di satanismo in Valle Caudina. Ci raccontò la sua esperienza e ci confermò tutto. Di messaggi di questo tipo, nel corso delle settimane successive a quegli articoli, ne abbiamo avuti parecchi; così come molti sono stati i messaggi di insulti e di accuse di cialtronaggine rivolte nei nostri confronti.
La signora, però, ha continuato a scriverci e con lei abbiamo stabilito un contatto via mail. Alla fine, si è decisa di incontrarci. Arriva in redazione che sono da poco passate le 18. Incontro i due giornalisti che la ascolteranno. E’ elegante e discreta ed evidentemente imbarazzata.
Perché ha deciso di raccontare la sua storia?
Perché è una cosa che succede molto più spesso di quanto pensiate.
Non vuole però che vengano rese le sue generalità, vero?
Sì, non lo voglio: mi scambierebbero per pazza.
Ecco: è stata da uno psicologo?
Certo, su suggerimento del sacerdote che poi ha deciso di seguirmi. Non solo lo psicologo, anche una psichiatra.
Il responso?
Soliti: qualche pillola, un’ansia diagnosticata. Insomma: nulla di nuovo.
Ha preso le pillole?
All’inizio sì. Poi ho dovuto interrompere perché mi procuravano uno stato catatonico. Io non volevo dormire, ma guarire.
Perché ha deciso di rivolgersi ad un sacerdote?
La storia viene da lontano. Per anni sono stata là di fuori della Chiesa. Ho vissuto una vita felice e piena di soddisfazioni con una famiglia stupenda. Poi è iniziato il calvario fatto prima di profonda depressione, poi di situazioni scabrose.
Andiamo con ordine: la depressione, come lei sa, non è un male da “esorcismo”…
Certo, lo so. E infatti ho cercato di combatterla come si fa da un punto di vista medico-scientifico. Poi è iniziato il mio vero e proprio inferno.
A cosa si riferisce?
A momenti di black out totale in cui non ero me stessa e dei quali ovviamente non ricordavo nulla. Vivevo situazioni incredibili parlando con voci stranissime e linguaggi incomprensibili.
Dice sul serio?
Ripeto: ero la prima a non crederci fino a quando mio marito mi ha registrato. E allora ho deciso di agire.
Cosa ha fatto?
Mi sono rivolta ad un sacerdote esorcista.
Della zona?
No, in Puglia.
Cosa le ha detto?
Prima abbiamo avuto lunghi incontri fatti solo di chiacchiere e confronto durante i quali lui mi ha indirizzato ad alcuni psicologi amici. Poi un giorno ha praticato l’esorcismo.
E cosa le è accaduto?
Io non ricordo nulla. Secondo i testimoni, nel momento in cui ha iniziato le preghiere io ho perso il controllo e ho iniziato ad inveire violentemente contro di lui.
Tutto ciò fa molto film, lo sa?
Certo e comprendo il vostro scetticismo. Ma è quello che mi è successo e mi è successo per tanto tempo.
Ora è guarita?
Ora osservo preghiera e silenzio. Ho ritrovato me stessa e vivo con serenità. Non so se si guarisce, in certe situazioni non bisogna mai abbassare la guardia. So, però, che è necessario concentrarci sulle cose importanti della vita e non lasciarsi portare via da altre distrazioni.
A cosa si riferisce?
La superficialità ci rende vulnerabili. Bisogna alzare muri ed andare in profondità. Ecco perché serve la preghiera, altrimenti siamo sempre alla mercé del maligno.

P.M.
A.V.