Valle Caudina: Caudio non interessa ad alcun amministratore comunale

By on 17 maggio 2018

Riportiamo la prima parte dell’articolo di fondo a firma di Gianni Raviele, pubblicato sul numero di Maggio della nostra edizione cartacea.

“Tanto tuonò che piovve. Il nostro giornale ha pubblicato nell’ultimo numero alcune riflessioni del sindaco di San Martino, l’architetto Pasquale Pisano, sulla proposta, avanzata da me e fatta propria dagli amici de “ll Caudino”, di rilanciare il discorso su Caudio sulla prospettiva di un intervento dell’Unesco per riconoscere e valorizzare il sito storico e archeologico che è la culla della nostra identità e del nostro passato.
Debbo ringraziare il sindaco per essere stato il primo e unico cittadino della Valle a prendere in considerazione i nostri spunti e le nostre sollecitazioni; gli debbo dare atto di aver appena increspato le acque e di aver tentato di coinvolgere nel discorso i suoi colleghi e alcuni funzionari ministeriali. E’ stata una prova di buona volontà ma, come gli avevo preconizzato, il povero nostro primo cittadino “non ha cavato un ragno dal buco”. E ciò non per sua colpa, ma per il contesto nel quale si colloca il suo sforzo e la sua spinta.
In primo luogo, bisogna dirlo con forza e chiarezza, Caudio non interessa ad alcun amministratore comunale. La classe dirigente dei comuni della Valle è, in larga parte, “zotica e vil”, per usare una efficacissima espressione del Leopardi. Vive, per quanto riguarda la cultura, in un vuoto pneumatico totale, in una monade senza fessure e finestre, totalmente ignara dei problemi, della storia, degli eventi civili. E’ avviluppata in una minutaglia di inutilità e scempiaggini, di miserabili locali che rivelano il degrado del nostro Paese e la decadenza delle nostre comunità.
Questa constatazione, penosa e deprimente, si specchia nella società civile. Non ci sono punti di riferimento, né stimoli educativi: stagna un’incuria e una depressione totale, talché Caudio diviene, per la gente, un nome astrale, confinato nell’iperuranio, non conosciuto né percepibile: una parola che non ha sostanza e che, perciò, non c’è nel nostro lessico e nel nostro ricordo. Non voglio giurarci ma credo che, anche negli istituti scolastici del nostro perimetro, la storia di Caudio sia ignorata e dimenticata dai docenti, come “una cosa di pessimo gusto” per dirla con Guido Gozzano, il poeta crepuscolare dei miei languori giovanili.
Ho cercato di tracciare un quadro il più possibile realistico. Non ho voluto infierire sulla cosiddetta “città caudina”, una struttura nulla e afona. Il suo silenzio è la plastica immagine della vacuità e del menefreghismo dei suoi rappresentanti. Ma di queste zampogne basta, perché è inutile, come dice una saggia sentenza, “raddrizzare le gambe ai cani”.

Gianni Raviele

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