San Martino: sabato 22 la prima pietra dell’oratorio

By on 20 aprile 2017

San Martino Valle Caudina. La prima pietra è stata benedetta dal Papa ed è stato proprio Francesco a dare il nome all’oratorio. A precisa domanda di don Salvatore Picca, il pontefice venuto dall’altra parte del mondo, affermò che la costruzione dovesse portare il nome di un suo predecessore, il papa buono, Giovanni XXIII. Finalmente, è arrivato il momento di apporre la prima pietra per l’oratorio di San Martino Valle Caudina. La cerimonia si svolgerà dopodomani, sabato 22 aprile, alle ore 11 e 30, alla presenza dell’arcivescovo di Benevento monsignor Felice Accrocca e delle massima autorità del piccolo centro caudino. L’opera, che sarà realizzata in un appezzamento di terreno di proprietà delle parrocchie, non è lontana dalla chiesa di San Martino Vescovo. La conferenza episcopale ha accordato un finanziamento da un milione di euro, ma per terminare la costruzione saranno necessari altri 250 mila euro che saranno a carico della chiesa di San Martino, retta dai parroci don Salvatore Picca e don Nicola Gagliarde. L’oratorio prevede la costruzione di un teatro, di aule per la catechesi ed altre attività, più la nuova casa canonica. La realizzazione dovrebbe essere terminata per il mese di settembre del 2018. Si tratta di un investimento importante per la chiesa sammartinese che, a differenza di altre parrocchie disseminate per la Valle, scommette su strutture utili all’aggregazione e alla crescita dei giovani. Insomma,una chiesa militante che cerca di ricoprire un ruolo sociale, di cui ci sarebbe un gran bisogno, non solo a San Martino Valle Caudina.

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Un commento

  1. Antonio

    21 aprile 2017 at 11:21

    Grazie agli uomini di Chiesa che l’Italia può vantare istituzioni ospedaliere e di assistenza spirituale per adulti e fanciulli disabili e non,vedi: don Gnocchi,don Guanella,padre A.Gemelli(policlinico di Roma) e i numerosi ospedali fondati dai Fatebenefratelli, solo per citare alcuni. Pertanto,le iniziative dei sacerdoti caudini per creare centri di aggregazione siano di buon auspicio per la loro realizzazione e che siano supportati anche dalle amministrazioni comunali con aiuti finanziari,perché il loro fine è quello di aiutare la gioventù ad una vita sana e corretta in zone dove la malavita alligna ed è tentatrice.

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