Rubrica Medicina: Freddo e malattie cardiovascolari. C’è correlazione?

By on 10 ottobre 2015

Sono di qualche giorno fa due articoli apparsi su riviste medico scientifiche, che riportano dati e studi esposti all’ultimo congresso dell’ESC (European Society of Cardiology), dove si evidenziano l’elevato tasso di decessi (in Europa sono circa 4 milioni l’anno) causati dalle malattie cardiovascolari e la correlazione di queste con l’aumento in caso di diminuzione delle temperature. Dei decessi in Europa 1,9 milioni riguardano i paesi aderenti all’Unione Europea e rappresentano il 40% delle morti totali nello stesso territorio. Le malattie cardiovascolari non solo rappresentano una minaccia per la salute della popolazione, ma incidono pure fortemente sui costi economici e quindi sui conti dell’Europa. Infatti, la spesa per l’Unione Europea si aggira attorno ai 196 miliardi di euro l’anno, di cui il 54% a copertura dei costi sanitari, il 24% per la perdita di produttività e il 22% per assistenza indiretta. Ovviamente, i tassi di mortalità subiscono delle variazioni anche importanti a seconda dei Paesi. Ciò è dovuto sia alle abitudini alimentari e motorie, che al fumo e all’inquinamento. Preoccupante è pure il tasso di obesità elevato sia negli adulti che in età pediatrica. In generale, tuttavia, l’ESC sottolinea come i disturbi cardiovascolari risultino in tutti i Paesi europei la prima causa di morte, soprattutto per le donne; e anche come le cardiopatie congenite da sole costituiscano la prima causa di morte al di sotto dei 65 anni.
Altri studi canadesi e taiwanesi, presentati nelle giornate del congresso, hanno evidenziato come ad ogni riduzione della temperatura atmosferica di 10° centigradi corrisponda un aumento pari al 7% dell’infarto STEMI (rottura improvvisa di una placca coronarica) e ad una riduzione di 5° centigradi un aumento pari al 13% del rischio di ictus trombo-embolico da fibrillazione.
Nel caso dell’infarto lo studio è riuscito a individuare la possibilità di precedere l’evento con 2 giorni d’anticipo osservando l’andamento delle temperature, che se nelle ore diurne permangono sotto lo 0° aumentano il rischio di attacco cardiaco. Viene, quindi, sottolineata la potenziale influenza dell’ambiente sull’infarto. Stesse considerazioni sono emerse da un altro studio relativamente all’aumento del rischio ictus. All’abbassarsi delle temperature la percentuale di attacchi aumenterebbe rispettivamente del 195 in più in inverno e del 10% in più in primavera. In questo caso il freddo favorirebbe la formazione di coaguli nel sangue con conseguente aumento di rischio nei pazienti affetti da fibrillazione. (Queste possibilità di correlazione e previsione tra ambiente e patologie potrebbe coadiuvare nel mettere in atto misure preventive quali terapie anticoagulanti e riduzione delle dell’esposizione al freddo.)
Le possibilità di prevedere questi eventi legati a patologie cardiovascolari, unite ad una maggior attenzione agli stili di vita e all’ambiente di vita aprono la strada ad altri studi miranti ad indagare le possibilità di attenuare gli effetti dell’ambiente e del clima sul rischio di patologie cardiovascolari, attraverso strategie terapeutiche ad hoc ; inoltre con la possibilità di ridurre anche i costi economici correlati a questi eventi.
A tal proposito, sarebbe anche utile in futuro riallocare delle risorse per organizzare e fornire risposte adeguate a questi rischi, che come si è potuto osservare sono per certi versi più prevedibili.

Ugo Cioffi

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