Rubrica Medica: La solitudine killer

By on 12 dicembre 2015

Secondo uno studio americano, finanziato dal National Institutes of Health e pubblicato su PNAS, la solitudine sarebbe la fonte di una maggiore suscettibilità alle malattie infettive e di un aumento della mortalità prematura pari al 14%. Questo a causa di un aumento della produzione di monociti immaturi, con geni dell’infiammazione attiva e quelli delle risposte anti-virali ‘azzoppati’.
Secondo lo psicologo John Cacioppo, l’isolamento sociale (soprattutto negli adulti e negli anziani) scatena una serie di risposte psicologiche, dei segnali di stress del tipo fight-or-flight, che andrebbero ad influenzare la produzione dei globuli bianchi, che si riflettono poi sullo stato di salute peggiorato.
In passato gli stessi ricercatori hanno già messo in luce il legame tra la solitudine e il fenomeno della ‘risposta trascrizionale conservata all’avversità’ (conserved transcriptional response to adversity, CTRA), che consiste nell’aumentata espressione dei geni coinvolti nell’infiammazione e nella ridotta espressione di quelli coinvolti nelle risposte anti-virali. Con la conseguenza che le persone sole presentano una risposta immunitaria meno valida e producano più infiammazione delle persone che vivono una ricca vita di relazione. Il gruppo di ricerca ha esaminato l’espressione genica nei leucociti, cellule del sistema immunitario implicate nelle difese dell’organismo contro l’attacco di virus e batteri. Come previsto, i leucociti degli individui solitari presentavano il fenomeno CTRA, cioè un’aumentata espressione dei geni dell’infiammazione e una ridotta espressione di quelli implicati nelle risposte contro i virus.
Il nuovo studio pubblicato su PNAS ha aggiunto una serie di nuove informazioni sugli effetti che la solitudine provoca sull’organismo. E stato dimostrato che la solitudine permette di prevedere il futuro dell’espressione dei geni coinvolti nel fenomeno CTRA, a distanza di un anno e oltre, ma è stato dimostrato anche il contrario e cioè che l’espressione dei geni CTRA è in grado di prevedere uno stato di isolamento sociale, verificatosi a distanza di un anno o oltre. In sostanza è come se l’espressione dei geni CTRA nei leucociti e la solitudine siano legati a doppio filo in una relazione di perfetta reciprocità. Dove c’è l’uno, prima o poi compare anche l’altro e viceversa, anche senza che fattori di confusione quali depressione, supporto sociale o stress vengano ad intromettersi in questo rapporto esclusivo.
La solitudine, quindi, non solo uno status sociale problematico e in aumento, ma un vero e proprio fattore di rischio per la salute.

 

 

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