Facebook nel mirino: sempre più cause per diffamazione

By on 15 maggio 2018

Riportiamo uno stralcio dell’articolo di Marisa Marraffino apparso su Il Sole 24Ore di sabato 12 maggio 2018.

Facebook nuovamente sotto tiro. Dopo i filtri delle aziende per bloccare l’accesso ai dipendenti durante l’orario di lavoro, gli appelli del Ministro Brunetta e le accuse di violazione della privacy della Ue, arrivano anche in Italia le prime querele e richieste di risarcimento danni a carico degli utenti del più popolare social network del mondo.
«Facebook non può sottrarsi alle regole del diritto comune – spiega Giuseppe Conte, professore di diritto privato e avvocato esperto di privacy e comunicazioni elettroniche – e gli utenti dei social network non possono invocare la spazialità virtuale quale esimente per le loro affermazioni e i loro comportamenti. La tutela dei beni morali e, più in generale, dei diritti della personalità non viene sospesa nello spazio telematico». Il messaggio è chiaro e le conseguenze non si sono fatte attendere.
Gli episodi
A Molfetta un imprenditore ha querelato un suo ex collaboratore per averlo definito “bastardo” su facebook. A Torino un professore ha denunciato uno studente per averlo iscritto al social network a sua insaputa e per avergli attribuito perversioni imbarazzanti. Mentre a Firenze sono state presentate almeno due querele per diffamazione a mezzo Facebook. E in una scuola superiore di Colle Val d’Elsa una bidella ha chiesto ad otto studenti un risarcimento danni di migliaia di euro per aver creato sul social network un gruppo contro di lei.
Secondo gli esperti, le segnalazioni sono destinate ad aumentare, con utenti, spesso minorenni, costretti a confrontarsi con la legge.
I reati
Il reato in cui più facilmente possono incorrere gli utilizzatori di Facebook è la diffamazione aggravata dal mezzo di pubblicità: le pene possono arrivare fino a tre anni, con possibili risarcimenti danni da migliaia di euro. A configurare il reato, non solo le offese esplicite all’altrui reputazione, ma anche la pubblicazione di foto di amici in atteggiamenti imbarazzanti o qualche battuta di troppo. «Potrebbe integrare il reato di diffamazione anche taggare un amico un po’ ubriaco in un locale equivoco – spiega l’avvocato Riccardo Lottini di Grosseto – in caso di querela non ci si può nemmeno difendere sostenendo che l’amico aveva prestato il consenso a farsi fotografare: l’utilizzo, se lesivo della reputazione, è comunque illecito».
Niente da fare nemmeno per le mogli gelose che, con una falsa identità, tentano di scovare la relazione adulterina del marito. La sostituzione di persona è un reato punito con la reclusione fino ad un anno.
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Responsabilità civile
Fari puntati anche contro le foto di soggetti privati pubblicate senza il consenso degli interessati. La goliardata tra amici può costare cara e integrare un’ipotesi di responsabilità civile. «Un caso del genere può configurare un danno all’immagine – spiega la professoressa Ilaria Pagni, ordinario di diritto processuale civile all’Università di Firenze – che potrà anche essere valutato in via equitativa, in relazione al caso concreto. Facebook sta amplificando molti problemi che si sono già presentati con la divulgazioni di immagini e foto non autorizzate su blog e siti internet, con tutti i problemi correltati in punto di giurisdizione e competenza che la nostra giurisprudenza si è già trovata ad affrontare di fronte al c.d. illecito diffuso». La soluzione potrebbe essere semplicemente un utilizzo più cauto dei social network, ma gli esperti avvertono che su Facebook ci sarebbero ancora molti gruppi «a rischio», che presto potrebbero finire nelle aule dei tribunali italiani.”

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