Cervinara, protesta al Salone del libro: l’editrice Claudia Cioffi sulla Stampa

By on 11 maggio 2018

Quanti libri ho venduto? Zero»: nelle prime cinque ore di Salone, Claudia Cioffi, di edizioni Primavera, ha visto passare 50 persone. E nessun bambino: «Ma io sono specializzata in libri per l’infanzia: è un disastro». Relegata nell’angolo vicino all’uscita di sicurezza della tensostruttura voluta da Nicola Lagioia per riuscire a far stare anche quei 30 piccoli editori rimasti inizialmente fuori a causa di un improvviso over-booking, Claudia è tra le più sfortunate: «Se poi si considera che sono partita da Benevento e per essere qui a Torino ho rinunciato ad altre fiere…». È un debutto amaro anche quello di Pasquale Sgro, dello Studio Sgro, arrivato dalla Toscana: «Prima e forse ultima volta al Salone: ho già contattato il mio avvocato per chiedere i danni». Aveva prenotato lo stand a febbraio, sperava in un posto più dignitoso di questo Padiglione 4, attrezzato all’ultimo minuto, una tensostruttura da 1500 metri quadrati nel cortile, accessibile dal Padiglione 3. A Torino ha portato il progetto «Ispettore Felicino», un fumetto per ragazzi sulla sicurezza del lavoro: «Peccato però che le scuole qui non passino»

Luisa Landi, delle edizioni «Il torchio di Porta Romana», ironizza: «Fate sapere in giro che qui c’è il caffè gratis». Vende serigrafie e stampe artistiche, tra le quali un’opera di Manuele Fior, l’artista che ha creato il manifesto di questa edizione numero 31, quella dei record: +28% di superficie venduta rispetto all’anno scorso per un totale di 13,482 metri quadrati. Luisa è indulgente con gli organizzatori: «Per carità, sono stati gentilissimi, ma resta il fatto che qui non arriva nessuno, potremmo ribattezzarci “Il Salone degli ultimi”». Troppo scarso il passaggio, è il colpo d’occhio a confermarlo e nonostante i caffè, quello da bere, e quello letterario, allestito in mezzo alle due maniche riservate agli editori.

Molto meno tenero è Carlo Frilli, dell’omonima casa editrice genovese specializzata in gialli: «Posso dire che sono incazzato?». Può: «Sono passato dal Padiglione 2 a questo pseudo Padiglione 4 per un errore dell’organizzazione, perciò valuterò se chiedere i danni, anche perché mi sarebbe bastato uno sconto, ma mi hanno detto di no, che non era possibile e che non ci sono editori di serie A e di serie B». L’anno scorso a quest’ora «avevo venduto 40 libri, quest’anno soltanto 10». Sul sito del Salone, sotto il «taglio del nastro» e accanto al «discorso di Bray», c’è un invito speciale: «Siete già stati al Padiglione 4? Venite a visitarlo: è il palcoscenico in cui sono protagoniste le diverse e più interessanti voci dell’editoria indipendente». Appunto, anche Sandra Ozzola, presidente della neonata associazione editori indipendenti (Adei), suggerisce al pubblico in Sala Blu durante un incontro con Bray presente: «Andate a trovarli: avevano già prenotato, pagato e sono fuori in un tendone bollente. È tornato Mondadori e si è preso i suoi metri quadri».

(tratto alla Stampa)

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