30 novembre 1860 Da Rotondi a Montesarchio: la Valle Caudina in fiamme

By on 3 agosto 2017

Gli agitatori non lavorarono solo a Cervinara. Dopo la rivolta iniziata per un gioco di ragazzini in località Pirozza, il fuoco della sommessa si era rapidamente propagato nel paese caudino causando una vera e propria agitazione di popolo.
Intorno alle nove di sera, non si sa bene come, iniziò a circolare una lettera nella quale si leggeva che in un incontro a Varsavia le principali potenze europee avevano deciso: i sovrani spodestati dovevano tornare sul trono. Anche Francesco Secondo, dunque, sarebbe presto rientrato a Napoli per prendere il possesso di tutto il Regno.
Da Cervinara, intorno alle dieci di sera, partì una delegazione di rivoltosi alla volta di Rotondi. L’obiettivo era chiaro: parlare con i “borbonici” rotondesi ed invitarli alla sollevazione.
Il lavoro, raccontano le cronache, fu piuttosto facile e la gente rapidamente scese in piazza per festeggiare. La guardia nazionale di stanza nel comune del Partenio, però, non si fece trovare impreparata come a Cervinara.
Verso le tre di notte, racconta la cronaca, i militari intervennero e approfittando del buio dispersero i facinorosi.
La fiamma covava sotto la cenere. Verso le nove alcuni rivoltosi, guidati da un certo Vincenzo Stanzione, salirono sul campanile della Chiesa e fecero suonare le campane. Era, con ogni probabilità, il segnale atteso dagli organizzatori della sedizione i quali invasero rapidamente le strade al grido “Viva Francesco Secondo”. Anche a Rotondi ci furono episodi di violenza come l’aggressione nei confronti di una guardia nazionale che per poco non ci rimise la pelle. Si trattava di Angelo De Mauro incaricato dal capitano di Paolisi di riferire sulla situazione rotondese. Il militare fu circondato dalla folla minacciosa e preso a bastonato perché “spia dei Savoia”.
Ad essere aggrediti, poi, alcuni membri delle famiglie più ricche del piccolo paese da sempre considerate troppo “vicine” al nuovo governo.
La rivolta si estese a Montesarchio, San Martino e Bonea.
Anche in questi comuni si registrarono piccole manifestazioni e qualche episodio di violenza.
In questo caso, però, la guardia nazionale ebbe lavoro facile a calmare i rivoluzionari con bastoni e colpi sparati in aria. Anche perché, secondo le cronache del tempo, la gente fu poco partecipe del movimento di protesta.
La situazione, invece, continuava ad essere fuori controllo a Cervinara. Si rese necessario, dunque, l’invio di “truppe” di supporto affinché nel paese caudino fosse ristabilito l’ordine sabaudo.

(2. continua)

Qui la prima parte

Angelo Vaccariello

Le notizie di questa serie di articoli sono liberamente tratte da “Manifestazione antisabaude in Irpinia” – Quaderno numero 2 di Edoardo Spagnuolo. Le informazioni sono ricavate dall’Archivio di Stato di Avellino e dalle sentenze della Gran Corte Criminale. 

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